• #
    Estetica
  • #
    Produzioni
  • #
    Personae
  • #
    Immagini & Video
  • #
    Recensioni
  • #
    Attività Didattica
  • #
    Editoria & Organizzazione
  • #
    Contatti & Newsletter

HOME |



L'immaginario malato
Scene e Costumi: Camilla Filippucci
L'immaginario malato
da Il malato immaginario di Molière

Atto unico. Durata 90’ ca.

Esistono gli altri? Esiste, oggettivamente, un mondo? O tutto ciò che vediamo è soltanto la forma assunta dalle proiezioni ossessive di ciascuno di noi, scaturita dal comune bisogno di esistere?

Nel microcosmo creato da Molière con il Malato immaginario il dubbio si insinua sottile tra i gesti e le parole dei personaggi che si appigliano spasmodicamente alle proprie verità proponendole come assolute. Con questo portato inquietante la commedia ha attraversato i secoli rivelando integra un’attualità inestinguibile. E per tale tensione ci ha sedotto, inducendoci a leggerla e rileggerla quasi a spillarne gli umori più intimi e densi.

Così è nato L’immaginario malato. Ribaltamento solo apparente d’un capolavoro di scrittura teatrale nel quale, fatta salva l’idea di trasformare Argante nella giovane Argania, viene rispettata la struttura e l’intreccio dell’originale francese.

A partire da quella prospettiva scabra e dissacratoria che la nostra Compagnia suole definire “acida”. L’immaginario malato condensa il nucleo dell’esistenza nella figura dell’ipocondriaca protagonista, e palesemente riduce i suoi interlocutori a ombre distinte e distinguibili solo per mezzo di simboli essenziali. Rifiutando taluni cerimoniali rassicuranti del copione molieriano, dunque, la mise en scène isola le creature/maschere in una sorta di vuoto pneumatico che diviene metafora della contemporanea afasia affettiva. Da tale vuoto emergono come iceberg pregiudizi tagliati con l’accetta: la specchiata virtù coniugale, la complicata espressione della sessualità, il gioco di potere genitoriale, la gelosia, il mito dell’amore sognato dagli adolescenti. Mentre quel tripudio di inautenticità inscenato dai personaggi espressionisticamente enuclea i segni dell’evidente malattia del nostro immaginario quotidiano.

Alla fine, come sempre, le singole foto sono più importanti della bacheca che le sostiene. E ogni immagine può essere interpretata, deformata ulteriormente evocando questo o quel fantasma che ciascuno si porta dentro. E intanto l’immaginario del pubblico diviene una corda sottoposta a trazione crescente, sospesa tra la poltrona e il palcoscenico nello sforzo di trovare una logica alle vicende rappresentate, nella ricerca di un senso per la storia.


Scarica le recensioni de L'immaginario malato